La verita’ sull’inferno

La verità sull'inferno

FARE UN DISCORSO SERIO SULL’INFERNO non è mai stato popolare. Se ne può parlare solo con toni ironici, senza alludere che sia reale. Anzi, la pubblicità televisiva e il cinema ne hanno fatto un posto piuttosto divertente. Ma, il dubbio che possa davvero esistere, l’uomo moderno l’ha voluto far tacere al costo di rinnegare la testimonianza più attendibile che ci sia, quella della Parola di Dio. Ed è arrivato a tre teorie alternative, più o meno distinte.
La prima è il nichilismo, il quale sostiene che alla morte l’uomo semplicemente smette di esistere. La punizione divina sarebbe l’eterna non esistenza.
La seconda è l’universalismo, che sostiene che l’inferno esiste, ma che nessuno, a parte Satana e i suoi angeli, vi andrà. All’umanità verrà risparmiato l’inferno e qualsiasi altra punizione eterna.
La terza teoria è l’inclusivismo. Per i seguaci di questo credo, l’inferno esiste, ma è un posto preparato solo per coloro che hanno udito il messaggio di Gesù Cristo e lo hanno rifiutato. Secondo questo ragionamento, tutti coloro che non hanno mai ascoltato il vangelo sarebbero salvati perché non sono responsabili per la loro posizione.

La Parola di Dio, la suprema autorità per ogni cristiano, presenta un quadro molto diverso dalle tre teorie sopra enunciate. In essa, le frasi di Gesù Cristo sull’inferno “bruciano” nel senso più forte della parola. Infatti, Egli ne ha parlato più di qualsiasi altro autore della Bibbia.

Gesù descrisse l’inferno come un luogo di “pianto e stridore di denti” (Matteo 8:12), dove perisce l’anima e il corpo (10:28). Lo chiamò “la fornace ardente” (13:42) e “le tenebre di fuori” (22:13). Il fuoco di quel posto “non si spegne” (Marco 9:48), e “il verme non muore”. È il posto dei tormenti (Luca 16:23).

Nell’Antico Testamento, la parola per inferno era שְׁאֹול “sheol”, la quale indicava il posto in cui finivano tutti i morti, ma che non è la destinazione ultima dei giusti (Salmo 16:10; 49:15; Osea 13:14). Lo sheol, il soggiorno dei morti, è tradotto nel Nuovo Testamento con la parola greca Ἅιδης “Ades”. Dal racconto di Gesù del ricco e Lazzaro, in Luca 16:19-31, si capisce che quel luogo era diviso in “Ades” e “grembo di Abramo”, una locuzione ebraica che indicava la nozione di “paradiso”. L’Ades è dove si trovava il ricco, mentre Lazzaro era nel grembo di Abramo.

In altri passi del Nuovo Testamento, per indicare l’inferno, viene usata la parola γέεννα “Geenna” (Matteo 5:22,29,30; 10:28; 18:9; 23:15; 23:33; Marco 9:43,45,47; Luca 12:5; Giacomo 3:6), la quale indica lo stato finale, “il fuoco inestinguibile” (Marco 9:43). Questo stato finale è spiegato nel libro dell’Apocalisse con la locuzione “stagno di fuoco” che è la morte seconda (Apocalisse 19:20; 20:10,14,15; 21:8).

L’analisi dei testi biblici dimostra che l’inferno ha le seguenti caratteristiche:

1.    È un posto preparato originariamente per Satana e i suoi angeli. “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli” (Matteo 25:41).

2.    È un posto reale. È il posto dove l’anticristo ed il falso profeta vengono gettati insieme col diavolo (Apocalisse 20:10). È il posto per tutti i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri, e tutti i bugiardi (21:8). Questo significa che l’inferno, o stagno di fuoco, è abbastanza grande da contenere tutti coloro che hanno vissuto in ribellione a Dio.

3.    È un posto in cui si accede immediatamente. Sempre in Luca 16:22,23, nel racconto del ricco e Lazzaro, il ricco muore e viene seppellito. Ci sono tre verbi che descrivono l’immediatezza della sua discesa nell’Ades: muore, viene seppellito, e si sveglia nell’Ades. Non passano minuti che gli permettano di riflettere. Non c’è uno stato intermedio dove pentirsi della sua vita. Ancora prima che si organizzi il suo funerale, quest’uomo si sveglia nell’Ades!

4.    È un posto di sofferenze senza fine. Nel racconto di Gesù, il ricco era “nell’Ades  … nei tormenti” (Luca 16:23,24). Il suo tormento era così atroce che chiedeva ad Abramo di mandare Lazzaro ad “intingere nell’acqua la punta del dito e rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma”. Il fatto che all’inferno ci siano le fiamme, non è un’invenzione dei predicatori del medioevo per spaventare le persone che vivevano nell’ignoranza. Apocalisse 20:10 afferma che il diavolo verrà gettato nello stagno di fuoco, dove sono la Bestia ed il Falso profeta, e “saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli”.

5.    È un posto dal quale non si può fuggire. In Luca 16:26, Abramo spiega al ricco il motivo per cui non può mandare Lazzaro a rinfrescarlo con l’acqua: “Fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano né di là si passi da noi”. Questa separazione tra “Ades” e “grembo di Abramo” non permette a nessuno di andare da una parte all’altra.

6.    È un posto con diverse intensità di giudizio. Per illustrarlo, Gesù racconta la parabola dei due servi infedeli (Luca 12:41-48). Il primo (v. 47) ha conosciuto la volontà del suo padrone, ma non ha fatto nulla per compierla, perciò “riceverà molte percosse” (v. 47). Il servo, invece, che non conosceva la volontà del suo padrone ma “ha fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche”. L’inferno è un posto dove si farà distinzione tra coloro che hanno conosciuto il vangelo, e coloro che non lo hanno udito. Coloro che lo hanno ascoltato ma hanno rigettato la venuta del Figlio di Dio, saranno giudicati degni di una punizione maggiore.

Eppure, ancora oggi il Creatore di tutte le cose è paziente, non vuole che nessuno perisca, ma che tutti giungano a ravvedersi (2 Pietro 3:9). Dio non prende piacere nella morte dell’empio ma piuttosto quando questi si “converte dalle sue vie e vive” (Ezechiele 18:23). Ci sono due possibilità, due vie, due destini. Vita eterna o tormento eterno. “Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui” (Giovanni 3:36).
Che la verità sull’esistenza dell’inferno ti spinga a rifugiarti nella grazia di Cristo!

– Giampaolo Natale

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