Una Bibbia che comprendi

La Riforma

NEL 1600 IN ITALIA C’ERA UNA BIBBIA, la Vulgata. Era in latino, lingua usata tra una ristretta élite culturale di nobili, ecclesiastici e letterati, ma che la gente comune non parlava ormai da secoli. E dato che il calzolaio, il macellaio, il fornaio o il costruttore non conoscevano il latino, non sapevano quasi nulla nemmeno della Bibbia.

Uno dei meriti più grandi della Riforma protestante è stato quello di mettere nelle mani delle persone la Bibbia in una lingua che esse comprendevano. Lutero tradusse la Bibbia in tedesco, Calvino in francese, Tyndale in inglese. E Diodati in italiano.

Sebbene fosse il figlio di un esule italiano a Ginevra, dov’era nato, Giovanni Diodati si sentiva e definiva italiano. Fu professore di teologia ed ebraico all’Accademia Teologica a Ginevra, pastore della chiesa italiana della città, scrittore di molti trattati teologici, ambasciatore della città di Ginevra in numerose occasioni, predicatore itinerante in diverse città dell’Europa e un difensore delle “dottrine della grazia” al Sinodo di Dordrecht. Ma ancor più di tutto questo, Diodati era un uomo di Bibbia. Tradusse le Sacre Scritture in Italiano nel 1607; una seconda versione ne fu pubblicata nel 1641 con l’aggiunta di note personali e spiegazioni sui vari passi biblici. Nel 1644 tradusse la Bibbia anche in Francese.

Che cosa aveva spinto Diodati a dedicare anni a tradurre la Bibbia nella lingua del popolo? Per rispondere a questa domanda è necessario tornare al 1596, quando all’età di 20 anni Diodati si laureò all’Accademia con un’opera dal titolo “Tesi teologiche riguardo la Sacra Scrittura” in cui presentava 25 tesi a difesa della Bibbia. Eccone alcune.

  • “La Sacra Scrittura è la parola divinamente ispirata da Dio, attraverso l’ispirazione dello Spirito Santo e per mezzo di profeti, apostoli ed evangelisti, nell’Antico e Nuovo Testamento. In essa è racchiusa tutta la conoscenza necessaria per la vita eterna” (tesi I).
  • “Le Scritture possono e devono essere tradotte in tutte le lingue di ogni nazione, così che tutti possano leggerle e comprenderle” (tesi VII).
  • “È un sacrilegio impedire alle persone di leggere le Scritture perché considerate oscure o pericolose” (tesi VIII).
  • “La Scrittura è affidabile attraverso e in virtù di se stessa, e non necessita della precaria autorità della Chiesa” (tesi XVI).
  • “La Scrittura contiene nella maniera più completa tutte le cose necessarie alla salvezza” (tesi XX).
  • “La Scrittura è perciò necessaria, perché queste cose non possono essere trovate altrove” (tesi XXI).

Ecco cosa aveva spinto Diodati a dedicare gran parte della sua vita a tradurre la Bibbia in italiano e in francese. Sapeva cos’è la Bibbia, e comprendeva l’importanza di renderla accessibile a più persone possibili.

L’eredità spirituale di Diodati, oltre alla traduzione della Bibbia, consiste anche in alcune verità fondamentali.

Considera la Bibbia per ciò che è. Potrebbe sembrare ovvio, ma se ai nostri occhi la Bibbia non è la perfetta, inerrante e completa parola di Dio, perché mai leggerla e voler raccontare agli altri quello che dice?

Ricordati che la Bibbia è l’autorità, non tu. Oggi giorno, più che mai nella storia, è fondamentale ricordare chi detta la legge, chi stabilisce i parametri della moralità e chi decide cosa è giusto e cosa sbagliato. Lo fa la chiesa? Tu? La società? Oppure la Bibbia? Quando ognuno la pensa come vuole, quando è lo stato a ridefinire la moralità, quando in nome della tolleranza si compromette la verità, l’unico baluardo fermo a cui possiamo aggrapparci è la Bibbia.

Trasmetti agli altri il messaggio della Bibbia. Se la Bibbia è parola di Dio, ed è fonte suprema di verità e giudizio, è nostro compito far conoscere a tutte le persone ciò che dice. Non esiste salvezza al di fuori di quella rivelata nella Bibbia, non esiste speranza per i perduti se non parliamo loro di Gesù della Bibbia.

Questa è la conclusione a cui era arrivato l’apostolo Paolo: “Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunzi? E come annunzieranno se non sono mandati? Com’è scritto: «Quanto sono belli i piedi di quelli che annunziano buone notizie!» Ma non tutti hanno ubbidito alla buona notizia; Isaia infatti dice: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?» Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:14–17).

Che la nostra vita possa essere trasformata da una sempre maggiore comprensione di quello che leggiamo nella Parola di Dio, e che possiamo essere suoi “testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8).

– Cesare Albanesi

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