Io, lo Stato e Dio

Io, lo Stato e Dio

I N UN PAESE COME L’ITALIA, dove continuamente escono nuovi scandali, dove la classe politica è indagata di continuo, dove ci sono molti politici corrotti e legati in un modo o nell’altro ad attività criminali o mafiose, è difficile avere rispetto per quelle che sono le nostre autorità. È pesante e faticoso dover pagare tasse altissime quando si leggono sui giornali di deputati che vanno in pensione a 55 anni e che percepiscono triple pensioni e vitalizi. È difficile onorare delle persone che, per dirla nella maniera più onesta possibile, rubano soldi di continuo, dalla mattina alla sera.

Ma cosa dice la Bibbia riguardo al rapporto dei cittadini con lo Stato?

Uno dei passi più diretti e importanti su questo argomento si trova in Romani 13:1–7.

Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori; perché non vi è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono, sono stabilite da Dio. Perciò chi resiste all’autorità si oppone all’ordine di Dio; quelli che vi si oppongono si attireranno addosso una condanna; infatti i magistrati non sono da temere per le opere buone, ma per le cattive. Tu, non vuoi temere l’autorità? Fa’ il bene e avrai la sua approvazione, perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male.
Perciò è necessario stare sottomessi, non soltanto per timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza. È anche per questa ragione che voi pagate le imposte, perché essi, che sono costantemente dediti a questa funzione, sono ministri di Dio.  Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto: l’imposta a chi è dovuta l’imposta, la tassa a chi la tassa; il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore.

Per prima cosa è bene ricordare che questa lettera di Paolo è stata scritta nel 56 d.C. quando Nerone era da circa due anni imperatore di Roma. Non aveva ancora iniziato le sue persecuzioni contro i cristiani, ma ciò non toglie che Nerone fosse comunque ostile al cristianesimo. Non fece nulla per abbassare le tasse che il suo predecessore, l’imperatore Claudio, aveva spropositatamente alzato. I cittadini di Roma quindi si ritrovavano a pagare tasse esagerate e a vivere sotto un despota che nei suoi primi anni di imperio aveva eliminato la concorrenza, commissionando persino l’omicidio della madre oltre a costringere al suicidio il suo mentore e amico Seneca. Insomma, la vita non era certo semplice per i romani di quel periodo. E le parole che Paolo, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, aveva scritto a loro, sono valide anche per noi oggi.

Nel versetto 1 egli comanda di essere sottomessi alle autorità superiori. Ma come si fa a essere sottomessi a delle autorità che si interessano solo di se stesse, che opprimono il cittadino con tasse ingiuste e che limitano la libertà stessa del cittadino? Questo passo in Romani ricorda tre verità chiave sul nostro rapporto con quelli che ci governano.

1. Ogni autorita’ e’ stabilita da Dio (v. 1).

Questa verità può sembrare difficile da accettare in alcuni contesti e situazioni, ma la Bibbia non potrebbe essere più chiara di così. Se davvero crediamo in un Dio sovrano e crediamo che tutto quello che accade nel mondo è sotto il suo controllo (Daniele 4:32), allora anche le autorità che sono sopra di noi sono stabilite e permesse da Lui. Dio è la causa ultima di chiunque sia al governo oggi, tanto del sindaco quanto del primo ministro. Considerare le autorità come persone che occupano le loro posizioni per volere ultimo di Dio – e non perché hanno agganci o conoscenze particolari – cambierà la nostra prospettiva su di loro.

2. Disubbidire alle autorita’ e’ disubbidire a Dio (vv. 2–5).

Questa verità è forse ancora più difficile da digerire di quella precedente. Possiamo accettare che le autorità siano stabilite da Dio, ma ubbidire a tutto quello che chiedono sembra impossibile! Eppure è proprio questo ciò che l’apostolo Paolo sta dicendo ai credenti in Roma. “Chi resiste all’autorità si oppone all’ordine di Dio” perché Egli ha messo quelle autorità nel luogo di comando. Ma Paolo non si ferma qui. Infatti, come dimostrato ampiamente in tutta l’epistola ai Romani, egli ricorda ai suoi lettori che la disubbidienza necessita una condanna. Nei versetti 3–5 Paolo si sofferma principalmente sul tipo di condanna terrena e temporanea che i magistrati potevano applicare, ma non c’è alcun dubbio che il versetto 2 si riferisca anche alla condanna che Dio eserciterà su tutti quelli che sono ribelli alle autorità.

Uno degli strumenti che Egli usa oggi per esercitare il suo giudizio sono appunto i magistrati e i giudici che hanno il compito di far rispettare la legge. Paolo aveva sperimentato più e più volte prigionie e processi, e anche se alcuni di questi erano stati illegittimi, Paolo non si era ribellato alle autorità sopra di lui. Basti pensare alla sua esperienza con Sila in prigione nella città di Filippi (Atti 16:11–40). Nonostante le ingiustizie subite, “Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano”. Che esempio e che testimonianza!

Il versetto 5 completa questo pensiero ricordando che la nostra sottomissione alle autorità, più che essere motivata dalla paura della punizione, dev’essere spinta dal desiderio di ubbidire al Signore, dal voler avere una coscienza pura davanti a Lui.

3. Sottomettersi alle autorita’ significa onorare Dio (vv. 6–7).

Paolo aveva definito i magistrati come “ministri di Dio” (vv. 4,5). I politici, magistrati, giudici, poliziotti, carabinieri e vigili sono tutti ministri di Dio a pieno tempo, persone che “sono costantemente dedite a questa funzione”, cioè promulgare, controllare e far rispettare le leggi dello Stato. Queste persone sono pagate per esercitare il loro compito e preservare il funzionamento dello Stato. Hai mai pensato al vigile sotto casa che ti fa la multa, o al carabiniere che ti ferma per un controllo come a un ministro di Dio? Come a una persona che Dio ha messo lì per svolgere il lavoro con l’autorità conferitagli da Lui? Pagare tutte le tasse e le imposte (e le multe!) può essere molto faticoso, ma è anche il modo in cui onoriamo Dio.

La frase di Paolo nel versetto 7 fa eco alle parole di Gesù: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio” (Matteo 22:21; Marco 12:17; Luca 20:25). Tasse e imposte sono dovute al governo, ma il timore e l’onore sono dovuti a Dio.

L’ubbidienza e la sottomissione alle autorità governative è un modo pratico per onorare Dio. Dimostra che abbiamo completa fiducia in Lui, che la sua Parola è davvero l’autorità nella nostra vita e che siamo disposti ad ubbidire a Dio piuttosto che a noi stessi.

—Cesare Albanesi

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